Bansky, lo stratega

A Palazzo Cipolla apre la prima retrospettiva sul popolare street artist: il misterioso Banksy in mostra a Roma.

Dal 24 maggio al 4 settembre 2016 Palazzo Cipolla, in Via del Corso, 320 a Roma, ospita la mostra dal nome Guerra, Capitalismo, Libertà, curata dalla Fondazione “Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo” ed è composta da circa 150 opere – dipinti, stampe, sculture e oggetti di altro tipo – che arrivano da collezioni private. Nessuna delle opere esposte è stata direttamente fornita da Banksy, che è notoriamente contrario a mostre come questa: gli organizzatori hanno spiegato che Banksy «non è associato né coinvolto in questa esposizione museale». Nessuna delle opere in mostra è stata presa dai muri su cui Banksy è solito realizzarle.

La prima raccolta di opere senza muri

Banksy è un supereroe: non sai quando colpirà, sai che si schiererà dalla parte dei più deboli e non sai chi si sia nella vita reale, anche se qualcuno è convinto di averlo scoperto, ed è un peccato. Esponente di spicco della street art, le sue opere colpiscono al cuore l’ipocrisia del sistema capitalistico che punta a premiare chi ha già vinto in partenza, punendo chi infrange regole scritte da chi detiene il potere e vuole che nulla cambia.
I murales di Bansky colpiscono prima di tutto perché hanno una forza e un impatto immediato sullo spettatore, che in un attimo vede rovesciate le sue certezze. Le sue opere sono una sfida all’establishment, sono il grido di battaglia di chi non ha voce per difendere i propri diritti: ma quello di Banksy è un grido di battaglia ironico, è come lanciarsi alla carica al suono di una chitarra rock, piuttosto che al battito di un tamburo.
Banksy è il nickname di uno dei più importanti esponenti mondiali della street art. Non si sa molto circa la sua identità ma le sue prime opere sono comparse a Bristol, in Inghilterra. I suoi graffiti, realizzati con la tecnica dello stencil, sono permeati da una tagliente ironia e danno un interessante e originale punto di vista su questioni che riguardano la politica, l’etica e la cultura.La tecnica dello stencil consiste nel riprodurre uno stesso disegno in serie, grazie ad un modello in cartone che viene poggiato sulla superficie e usato come stampo per l’opera che viene realizzato con vernice spray. È un modo per realizzare un’immagine in modo economico e soprattutto rapido, dettaglio essenziale quando si realizzano murales in luoghi in cui non si ha il permesso per farlo.


I soggetti preferiti da Bansky sono le scimmie, i poliziotti, i soldati, i vecchi, i bambini e i ratti con cui ha invaso le città, con la serie conosciuta come “rats”. Ha cominciato con i muri di Bristol, per poi conquistare città come Londra, Parigi e New York. La scelta di rappresentare ratti non è casuale: i topi infatti sono piccoli, brutti e a prima vista insignificanti ma sono stati in grado di distruggere interi sistemi sociali, apparentemente invincibili. In effetti molte opere di Banksy si trovano a Bristol; una di queste, Mobile Lovers (2014) è stata realizzata sulle pareti del “Broad Plain Boys Club” un luogo di incontro e ricreazione per i bambini e i ragazzi di Bristol che rischiava la chiusura per motivi economici. Banksy, dopo aver realizzato il murale ha inviato un certificato di autenticità assegnando la proprietà dell’opera all’associazione, spiegando che questo era il suo modo per aiutarli economicamente. L’opera è stata infatti valutata 400.000 sterline. Nel 2005 Banksy si introduce di soppiatto nei più importanti musei del mondo (il Metropolitan e il Moma di New York, il Brooklyn Museum, la Tate Gallery di Londra e il Louvre di Parigi) e incolla con l’adesivo alcune delle sue dissacranti opere, mimetizzate con i dipinti circostanti. Una di esse ritrae un generale somigliante a Lafayette con una bomboletta spray che pare abbia appena scritto “No war” su di un muro. In una lettera inviata al New York Times l’artista spiega di aver risparmiato il Guggenheim perché intimidito dai capolavori in mostra: “Avrei dovuto apparire tra due Picasso – racconta – e non sono abbastanza bravo per reggere il confronto”.

Sempre nel 2005 Banksy realizza delle opere in Cisgiordania, sulla barriera di separazione costruita dall’esercito israeliano per isolare i palestinesi dagli israeliani (ufficialmente per prevenire il terrorismo). In questi murales l’artista usa la tecnica del trompe-l’œil, dando l’illusione che nel muro ci siano degli squarci che permettono di vedere cosa c’è dall’altra parte.

Nel marzo 2016 gli scienziati dell’università Queen Mary di Londra hanno pubblicato uno studio in cui affermano di aver scoperto la vera identità di Banksy: si tratterebbe di Robin Gunningham, artista inglese di 42 anni. Per scoprirlo hanno utilizzato una tecnica di localizzazione geografica usata nella lotta al terrorismo. Non si hanno tuttavia certezze, ciò che è certo è che finora Banksy è stato apprezzato (e amato) per le sue opere e poco importa il nome di chi le abbia realizzate.

Non so perché le persone siano così entusiaste di rendere pubblici i dettagli della loro vita privata, dimenticano che l’invisibilità è un super potere.

La location della mostra: Palazzo Cipolla è in via del Corso 320 e la mostra è visitabile da martedì a domenica, dalle 11 alle 20 (ad agosto sarà invece visitabile dalle 16 alle 21). Ci saranno aperture straordinarie il 2 giugno, il 29 giugno e il 15 agosto. Il biglietto intero costa 12 euro, ci sono poi riduzioni di vario tipo (per esempio fino ai 26 e dai 65 anni) e possibilità di visite guidate. Saranno esposte nella Capitale 150 opere di Banksy , “nessuna in mostra proviene dalla strada, quindi non saranno esposti strappi” – specificano dalla 999Contemporary.
L’esposizione dedicata al noto street artist Bansky è a cura di Stefano Antonelli e Francesca Mezzano, fondatori di 999Contemporary, e di Acoris Andipa, della Andipa Gallery di Londra, che ha l’esclusiva sull’artista inglese.

di Francesca Cappelli

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