L’Unesco incorona Parma, città creativa della gastronomia

La piccola capitale della Food Valley ha ottenuto l’ambito riconoscimento e, da dicembre, è la prima città italiana dichiarata Patrimonio dell’Umanità per la sua gastronomia. E sarà, in futuro, un aiuto per combattere l’italian sounding.

 

La chiamano già da tempo “capitale della Food Valley”. Ma da dicembre 2015 Parma è anche “Città creativa per la gastronomia” dell’Unesco. Il riconoscimento è arrivato dopo la candidatura ufficiale avanzata a Parigi mesi fa e dopo una lotta all’ultimo boccone, in cui la città emiliana ha sfoderato le sue armi migliori: eccellenze gastronomiche famose in tutto il mondo (tortelli, anolini, paste ripiene, Parmigiano, Prosciutto) e una rete di aziende e di consorzi di produttori capaci di fare squadra. Non per niente qui hanno sede l’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, e Alma, la Scuola di Cucina Internazionale che ha come rettore Marchesi. Altro fiore all’occhiello, un sistema unico di Musei del cibo. Un colosso come Barilla ha aperto qui la sua Academia, che ospita un Istituto culinario e una Biblioteca gastronomica di oltre 8500 volumi e 4750 menu storici.

Parma è la prima città italiana ad ottenere questo ambito riconoscimento internazionale, fino ad oggi (dal 2004) attribuito soltanto ad altre 8 città: Popayan (Colombia), Chengdu (Cina), Ostersund (Svezia), Jeonju (Sud Corea), Zahle (Libano), Florianopolis (Brasile), Shunde e Tsuruoka (Giappone).

Sempre nel mirino della contraffazione

Al buon esito della candidatura di Parma hanno lavorato tutte le istituzioni: Mipaaf, Comune di Parma, e Regione Emilia Romagna, insieme al ricco tessuto associativo e consortile dell’area. Un tessuto che produce qualità talmente elevata da finire troppo spesso nel mirino della contraffazione. Tanto che per Coldiretti:

«Il termine Parma è il più usurpato per indicare produzioni che nulla hanno a che fare con il territorio, dal Parmesan statunitense al Parma salami messicano fino al Prosciutto di Parma del Canada. Quello Unesco, perciò, a giudizio di Coldiretti, è un riconoscimento dovuto per tutelare il buon nome di una città che è sinonimo di buona alimentazione nel mondo».

Il cibo “simbolo di una comunità”

Entrare nel prestigioso network delle Città Creative per la Gastronomia dell’Unesco significa ottenere un riconoscimento mondiale per le produzioni tipiche agro-alimentari, potendo così sviluppare, con le altre Città già presenti, percorsi di condivisione e cooperazione, volti a valorizzare il made in Italy. L’Unesco, per il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Maurizio Martina, «ha riconosciuto che il cibo è il simbolo di una comunità, il risultato di un processo identitario che dimostra la nostra creatività, anche in questo campo. Nessuno potrà replicare la capacità di chi il cibo lo produce e lo rende unico al mondo. Sono particolarmente soddisfatto di questo risultato». La visibilità dell’Unesco e delle sue città creative aiuterà non solo Parma ma tutto l’agroalimentare italiano per contrastare anche quei fenomeni di italian sounding che fanno delle nostre produzioni tipiche le più imitate al mondo.

 

Testo: Simona Pahontu

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