La mostra al Chiostro del Bramante di Roma sui Macchiaioli : i capolavori dei collezionisti

 

La mostra svela i capolavori privati dei collezionisti che hanno amato l’arte dei macchiaioli

Cosa svela il Chiostro del Bramante di Roma nella mostra inaugurata il 16 marzo? Ci porta a scoprire la qualità e la bellezza di 9 collezioni che hanno dato il nome a ciascuna delle sezioni della mostra: i Macchiaioli. Le collezioni svelate, aperta fino al 4 settembre. Sorridiamo per la frase scritta dal critico Roberto Longhi nel 1914 che con un Buonanotte signor Fattori!, spiegava la poca fortuna del movimento di fronte all’ondata europea dell’ Impressionismo. La mostra rivela invece la passione riservata ai Macchiaioli da parte dei collezionisti e della critica di oggi. Guardiamo da vicino gli elementi delle opere in mostra realizzate con maestria tecnica e profondità di contenuti e che riflettono le tematiche sociali più sentite a cavallo tra ‘800 e ‘900.

Nell’opera di Telemaco Signorini del 1878 il taglio fotografico dell’immagine rivela i suoi studi dal vero. Fiorentino egli stesso, il pittore cattura attimi di vita cittadina su Ponte Vecchio dove la borghesia alla moda passeggia accanto a venditori ambulanti. Il contrasto è tematico ma unificato dall’esito di una pittura luminosa determinata dal cielo azzurro. Ancora più spensierata la pittura dell’amico Cristiano Banti Ritratto di Adelaide Banti in giardino del 1875. L’atmosfera è distesa ma non idealizzata, la luce costruisce i piani e non li sfalda come farà poi l’Impressionismo. La donna concentrata a costruire una ghirlanda di fiori ci allontana dalle tematiche politiche tanto care all’artista.

Lo studio del disegno e delle opere d’arte del ‘400 è rintracciabile nell’opera di Odoardo Borrani del 1914, che ritrae il pittore e collezionista Sforni in veranda intento a leggere. Piani di colore e volumi più solidi ci portano alla spazialità di Giotto.

La politica c’è nei dipinti macchiaioli: non è la politica delle grandi gesta, ma quella di una società colta e partecipe, operosa e patriottica. Così nelle opere di Zandomeneghi Giubetto Rosso del 1895, Place de La Concorde del 1875 di De Nittis e le Cucitrici di Camicie Rosse del 1863 di Borrani , i simboli di liberazione e riscatto sociale, giustizia e indipendenza fanno da sfondo alle dinamiche della vita quotidiana. Le cucitrici di Borrani ci rivela un’intimità unica letta in funzione storica. Il loro rituale femminile è la commovente risposta di un popolo alla fiducia degli ideali risorgimentali.

 

di Simona Pahontu

 

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