A caccia di tartufi nelle Langhe. La nostra esperienza.

Il tartufo vive un bipolarismo tutto suo: quello che all’Asta diventa il blasonato tuber magnatum pico per i cercatori di Langhe e Monferrato rimane la trifola. Abbiamo avuto la fortuna di assistere ad una cerca di tartufo, di quelle simulate (si, di quelle per turisti), e abbiamo pensato di raccontarvela.

Ci sentivamo o per lo meno io, e credo nemmeno a torto, in un parco divertimenti ben organizzato.

La sensazione si è amplificata quando, dopo nemmeno tre minuti dall’inizio della caccia, Rocky, questo il nome del cane di Piercarlo Vacchina Presidente dell’Associazione Trifulau Colline di Langa, ha trovato il primo tartufo. Il mio primo tartufo, perché per me è stato il primo tartufo in assoluto ed ero emozionata come una bambina in un negozio di caramelle!! Eddai Rocky… nemmeno il brivido della ricerca!

Eppure una qualche magia nell’aria c’era: sarà stato il bosco, il sole caldo, forse anche troppo… d’altronde eravamo in luglio, ma allo stesso tempo piacevole. Quel silenzio rispettoso che anche la mia compagna di “avventura” osservava diligentemente. Quasi alla fine di questa giostra asettica che pareva fatta a posta per il turista medio, ecco repentino, il cambio di scenario.

Rocky scompare tra le sterpaglie, Piercarlo guarda attento dove va, la quiete si fa irreale. E poi il naso del cane che spunta da dietro una piantina, insomma una di quelle dove non ti aspetteresti mai di trovare un tartufo. Come Piercarlo ci ha detto prima di iniziare: gli alberi da tartufo sono il pioppo, il tiglio, il rovere, mentre quell’arbusto era grande poco più di un cespuglio di tarassaco, eppure lì sotto stava ben nascosto un tartufo.

Piercarlo all’improvviso pareva uno stambecco, con la leggerezza di un ragazzino, e noi dietro a lui, in quattro salti abbiamo raggiunto Rocky e Piercarlo con la familiarità di chi quell’operazione l’ha fatta da sempre, si è messo a picchettare delicatamente il terreno.

E noi intorno alla buca come i parenti alla culla di un neonato, che prorompevamo in esclamazioni onomatopeiche significative, tipo “Ooooh”, “Wooow”, etc.

Mentre lo guardavo passeggiare rilassato per i suoi boschi e allungare con fare complice una crocchetta a Rocky dopo che Rocky si è bevuto la mia bottiglietta d’acqua, ho pensato: non deve essere poi tanto male svegliarsi così ogni giorno.

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