Villa Pisani, Stra VE – I Diari fotografici di Ioan Pilat

PI7_7757_hi-MARCO-CHIURATO-1000x520 Sarà inaugurata venerdì 18 settembre  nella prestigiosa Villa Pisani – Regina delle Ville Venete a Stra la Mostra Fotografica “Diari” del fotografo Ioan Pilat a cura di Arte&Vino Associazione Culturale. Presenta Raffaele Mambella professore di storia dell’arte, critico e storico d’arte.
Durante il prestigioso vernissage verrà presentata al pubblico l’Associazione Culturale Arte&Vino e il suo presidente Carmen Terranegra. Punto d’incontro e di aggregazione nel nome di interessi culturali con lo scopo di diffondere la conoscenza delle arti in tutte le sue espressioni, attraverso l’organizzazione di incontri, dibattiti, tavole rotonde, studi, pubblicazione di saggi, corsi, master di approfondimento, programmazione di mostre sia collettive che personali, manifestazioni culturali, nonché viaggi; diffondendo e migliorando la conoscenza e la cultura del vino di qualità, accrescendo, evidenziando, valorizzando e tutelando il patrimonio delle tradizioni legate all’enologia, alla gastronomia e al territorio. PI7_8837_hi-SERGIO-RODELLA-706x520

LA MOSTRA
Protagonisti, i ritratti di personaggi attuali e personaggi che hanno fatto la storia, ovvero l’esposizione fotografica di Ioan Pilat, fotografo classe 1981 che ha catturato tanti personaggi pubblici nei suoi scatti in un bianco e nero che esalta ogni espressione e ogni esitazione. Personaggi protagonisti del loro tempo, ma soprattutto del proprio destino.

PIL_2372_hi-750x520Il reportage fotografico di Ioan Pilat vuole scandagliare vite spiandole con delicatezza; ritraendo la dimensione più intima della vita di alcuni soggetti che incontra durante il suo percorso.
Si tratta di personaggi che colpiscono per il loro forte carisma, e che attraverso il loro lavoro, una scelta di vita, o semplicemente la loro personalità hanno scelto di esprimersi in maniera incisiva e chiara al mondo: pittori, attori, registi, atleti, leader religiosi, designer, performer, illustratori.
Tutti personaggi appartenenti a mondi molto diversificati tra loro.

Il ritratto fotografico consente non solo di registrare l’immagine fisiognomica del soggetto che abbiamo dinanzi ma anche di catturare le sue emozioni attraverso il complesso intreccio di pose, sguardi, luoghi, oggetti, di cui il ritratto stesso si compone.
Ioan Pilat, il medium fotografico e artistico di questa mostra, narra e interpreta così attraverso l’immagine un’esperienza, in primis umana, di relazione con il soggetto, trasfigurandolo e trasformandolo così in una dimensione profondamente umana.
Non iscoprire se liberta t’è cara ché ’l volto mio è carcere d’amore.” Ha scritto Leonardo da Vinci, mettendo così in evidenza che il miglior ritrattista è colui che unisce in sé al massimo grado la capacità di comprendere il carattere del soggetto, la conoscenza degli effetti di luce e ombra e la padronanza delle tecniche da usare.

Per Ioan Pilat, fotografare è quasi leggere nel pensiero, tanto è forte la capacità di cogliere l’intimità dei soggetti rappresentati. Di fatto, quando l’empatia tra l’autore e il suo soggetto si manifesta in fotografia, quest’ultima acquisisce maggiore espressività e il suo impatto sugli sguardi esterni si risolve in un invito a immaginare e a pensare alle ragioni dello scatto.
Certo non é facile rimanere impassibili di fronte alle sue immagini fotografiche. Anche quelle che sembrano dare più spazio ad un puro estro artistico, propongono profonde indagini psicologiche.
Scatti che, nonostante l’immediatezza della posa costano molte ore di attesa e di ricerca; una ricerca a volte piacevole, a volte dura e impegnativa come uno scavo negli strati più nascosti dell’inconscio.
La macchina fotografica in questo viaggio diviene il punto di vista privilegiato, quasi una protesi meccanica attraverso cui la realtà viene rilevata in modo oggettivo e indolore, quasi fosse un aiuto silenzioso.
Osservare le fotografie di Ioan Pilat ci porta a questo. Ogni suo ritratto appare come un gesto meditato che corrisponde a un attimo di disattenzione del soggetto, che si è lasciato ritrarre quasi per errore. E proprio dentro quell’errore, dentro il cedimento del soggetto, si può cogliere il centro d’interesse delle immagini. Il loro aspetto quasi drammatico, certamente unico e distintivo. Immagine dopo immagine, scompaiono tutti i dubbi (e anche i sorrisi si fanno rari) ed è possibile accorgersi di un duplice livello progettuale da parte di chi ha scattato queste fotografie.
Il primo ha a che fare con le pose schive e riservate dei soggetti che in questa galleria di ritratti esprimono se stessi nei luoghi a cui appartengono. Il secondo è, invece, legato a una sottile e costante ricerca dell’ideale fotografico da parte dell’autore. Alla luce di tali livelli di lettura, ognuno corrispondente al punto di vista del fotografo e del soggetto, le immagini Ioan Pilat sembrano svelarci l’atto finale di una ricerca che segue, esplora e stana il suo soggetto fino al momento in cui sceglie di aprirsi all’obiettivo della macchina fotografica. In questo senso ogni ritratto della sequenza sembra svelare un segreto.
Queste fotografie appaiono come l’esito di un percorso di conoscenza che esplora l’universo culturale, della scienza e della ricerca attraverso l’arte del ritratto. I soggetti sono trattati nella cornice unitaria di un mondo così attraente da destare interesse in ogni suo punto, volto o ambiente. Sono attori, filosofi, musicisti, scrittori, atleti, designer, illustratori e scienziati, tutti colti nel proprio contesto, liberi di scegliere gli ambienti e gli attributi della propria raffigurazione. Per loro la scena si ripete ogni volta con un input diverso, seppur sempre dettato dall’intenzione dell’autore di comprendere fino in fondo il soggetto prescelto.
Allora anche i personaggi più schivi e reticenti all’obiettivo della macchina fotografica si abbandonano a quest’ultima, e si esprimono nelle pose più autentiche. In quegli attimi tanto rari quanto fugaci, la strada attraverso la quale il fotografo può realizzare il suo sogno inizia pian piano a delinearsi. Da quel momento in poi sarà più facile, per lui, raggiungere quell’ideale della rappresentazione che conserva in fondo allo sguardo e al cuore.
Espressioni cercate e teatrali si alternano ad altre più intime, fugaci. Alcuni soggetti appaiono spogliati della loro immagine pubblica, altri sembrano rimossi dalla loro quotidianità per risplendere di una luce nuova, più autentica. In un atto estetico e, al contempo, profondamente introspettivo.

Ioan Pilat è un fotografo di consapevolezze complesse, di qualità molto alta, di passioni anche estreme. Le sue immagini sono di quelle che restano nella memoria. Se siano davvero realistiche non importa, i realismi sono molti e proprio Ioan Pilat ne ha sperimentati diversi per giungere alla qualità delle sue raffigurazioni, ma ha anche vissuto da vicino; la fotografia della astrazione, quella delle avanguardie.
Come pensare dunque che siano nate queste foto che analizzano le persone, non i mestieri delle persone, se non da una partecipazione attenta allo spazio del loro lavoro, dalla comprensione della loro fatica? Come non pensare a quello che suggerivano a chi come questo fotografo sa andare al di là della pura essenza visiva.
Ioan Pilat ha una sapienza diversa rispetto a tanti fotografi impegnati, sa fermare il tempo e sa condensarlo nelle fotografie.
Autoironia, disagio, compiacimento, perplessità! Sono solo alcuni tra i molti sentimenti suscitati da questa serie di ritratti.
Ioan Pilat va oltre il ritratto, nel significato che tradizionalmente diamo a questo linguaggio della fotografia. Per realizzare queste immagini, il fotografo sembra aver utilizzato metaforicamente uno specchio, facendone la barriera corporea che separa dal soggetto, generando un effetto che rimanda al mittente la propria immagine. E il riflesso, l’altra faccia di sé, disegna la nuova identità, inevitabilmente diversa da quella pubblica, che i personaggi sono soliti dare di loro stessi.
La vocazione seriale di questo lavoro conferisce a personaggi, tanto diversi tra loro, l’identità in una mostra che, nella purezza del bianco e nero non rielaborato dagli artifici della post produzione digitale, restituisce l’immediatezza del momento della ripresa, la forza dell’attimo fuggente, la magia dell’incontro del personaggio con se stesso!
Come scrisse il grande letterato portoghese Fernando Pessoa, alla fine di questa giornata rimane ciò che è rimasto di ieri e ciò che rimarrà di domani; l’ansia insaziabile e molteplice dell’essere sempre la stessa persona e un’altra.
La vera fotografia cioè quella artistica non riproduce ma interpreta rendendo visibile l’invisibile. Anche se l’invisibile non è il contrario del visibile, perché anche il visibile ha in esso un velo sottile di invisibile e l’invisibile è la contropartita segreta del visibile.

SCHEDA TECNICA
Artista: Ioan Pilat
Titolo della mostra: Diari
A cura di: Arte&Vino Associazione Culturale | Presidente Carmen Terranegra
Critica: Professor Raffaele Mambella
Vernissage: venerdì 18 settembre 2015, ore 18.00
Apertura al pubblico: dal 19 settembre al 25 settembre 2015 | ore 9.00 – 19.00
Organizzazione: Arte&Vino Associazione Culturale

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