Aspettando l’Amarone: storia di un vino di successo

L’Amarone della Valpolicella, oggi è considerato come il più pregiato dei vini veronesi e come uno dei più importanti rossi italiani. Apprezzato dai più esigenti consumatori di tutto il mondo, nasce dall’evoluzione del Recioto, vino tra i più antichi della storia vitivinicola veronese. Nel quarto secolo dopo Cristo, Cassiodoro, ministro di Teodorico, re dei Visigoti, descrive in una lettera un vino ottenuto con una speciale tecnica d’appassimento delle uve, chiamato allora Acinatico, prodotto in quel territorio denominato Valpolicella (nome che secondo alcuni deriverebbe dal latino “Vallis-polis-cellae” e potrebbe significare “Valli dalle molte cantine”).

L’Amarone della Valpolicella è un vino dal colore rosso carico tendente al granato con l’invecchiamento. Il profumo ricorda la frutta passita, il tabacco e le spezie, anche grazie alle muffe nobili createsi nel corso dell’appassimento. Il sapore di grande intensità con evidenti note di frutta passita, asciutto ma di molta morbidezza, con corpo pieno, caldo-corroborante e vigoroso; ha personalità forte e può superare i vent’anni di conservazione.

L’Amarone è un vino unico per storia, caratteristiche organolettiche, varietà autoctone impiegate, tecnica produttiva ed è frutto delle conoscenze e del saper fare di produttori storici e dedicati, con solida tradizione, il cui sapere è consolidato nel tempo e nel territorio. Sono molte le variabili ambientali che rendono unico un vigneto e il suo Amarone, a partire dalla grande diversità delle rocce del sottosuolo: la vallata di San Pietro in Cariano si caratterizza per i terreni alluvionali e le coltri detritiche di Castelrotto; quella di Negrar, nella zona di Villa, per i calcari nummoliti; quella di Marano, in particolare a San Rocco, per i basalti, ovvero rocce eruttive localmente chiamate Toar; quella di Fumane, a Mazzurega, per l’arenaria calcarea; quella di Sant’Ambrogio per il calcare marnoso, derivante dalla scaglia rossa. Intervengono poi variabili climatiche che definiscono specifici microclimi: le temperature e le escursioni termiche tra il giorno e la notte, le precipitazioni e la loro interazione con la caratterizzazione fisica (profondità e pendenza) e la composizione chimica dei suoli; l’esposizione e l’altitudine. Perfino direzione e velocità del vento intervengono fortemente sull’espressione qualitativa del vino.

Ciascuna varietà d’uva e clone si comporta diversamente a seconda del microclima, esprimendosi al meglio in alcuni contesti anziché altri, e sarà allora l’intervento dell’uomo, attraverso tecniche colturali sperimentate e sedimentate nel tempo, a far sì che si ottengano vini di vera tipicità ed autenticità. Tutti questi fattori rappresentano pennellate di colore che formano un dipinto unico, fatto di piccole sfumature, di profumi e sapori dell’Amarone, o meglio degli Amaroni. Scoprire che la Valpolicella e il suo Amarone si compongono di mille sfaccettature, capaci di scatenare molteplici emozioni, rende consapevoli che l’interpretazione del terroir e dei suoi vini non possono essere contenuti entro schemi e formule precise.

In questo risultato d’insieme, nel quale il territorio è protagonista, non bisogna però dimenticare che una delle componenti determinanti è il Fattore Uomo: sono le persone che, grazie alla sapiente e genuina capacità lavorativa e inventiva, sono state e saranno in grado di interpretare questi microcosmi, dapprima attraverso un’enologia di espressione, che esprime nel vino l’eccellenza e la diversità della materia prima e del territorio, poi mediante un’enologia varietale, che valorizza il vasto e molteplice patrimonio ampelografico, per esempio, coltivando le varie uve nei terreni più adatti. Sono questi uomini che inseguono l’eccellenza, valorizzando la tradizione, perché capaci di coniugare con naturalezza l’antico con il moderno, il locale con il globale.

La linea guida di queste persone del fare e pensare quotidiano è la consapevolezza che non esiste un unico Amarone ma diverse espressioni di questo importante vino e che loro le devono individuare e interpretare per ridare il giusto valore e il corretto significato alla parola tipicità affinché sia sinonimo del binomio riconoscibilità – autenticità.

Manifestazione:

La Valpolicella incontra Palazzo Albergati
Palazzo Albergati (Zola Predosa) Bologna – 6 marzo 2016

 

Testo: Simona Pahontu

Lascia un commento