Da alfiere a Re della Valpolicella

 

Color carminio denso di materia, cattura i sensi con quel suo profumo di classe; vellutato e polposo nel gusto, sa conquistare con la sua personalità austera e nobile; si, è proprio lui: da alfiere a Re della Valpolicella, signore e signori: “l’Amarone”!!

Finalmente è arrivato a catturare l’attenzione dei media, degli esperti e degli appassionati sia italiani che di tutto il mondo. Il Re della Valpolicella è un vanto per il suo territorio di origine, la sua storia e la sua tradizione sono arrivate in tutto il mondo, infatti si può asserire che nel 2014 si sono vendute ben 12,700 milioni di bottiglie di cui l’80% all’estero, che vede, in questo, la Germania come primo paese acquirente dell’UE(*).

Per raggiungere questo alloro la strada è stata davvero lunga!

La prima etichetta che vede il suo nome scritto in questo modo: Recioto Amarone “Riserva del Nonno” annata 1950 regalata al Sig. Alberto Bolla in occasione del suo 80esimo compleanno da figli e nipoti il 13 aprile del 1953. Si può ben capire che questo nome “Recioto Amarone” lasciava tutti un po’ perplessi, perché non si capiva se era un vino dolce o un vino secco.

Dal 1990, anno in cui si è fatta chiarezza sulla dicitura in etichetta del termine Amarone, al 2010, anno in cui gli è stata riconosciuta la Denominazione di Origine Controllata e Garantita, il percorso è stato in continua crescita. Investimenti sia in vigna che in cantina, oltreché gli studi sulla definizione delle aree vocate con la mappatura delle zone che possono fregiarsi della Docg; ciò a dimostrare l’inscindibile legame tra vino e territorio di origine. La Valpolicella, terra dell’Amarone, si presenta idealmente come un ventaglio di vallate che si dipartono da Verona e si possono suddividere in 3 zone principali: 1) la Valpolicella Classica, che è la zona storica; 2) La Valpantena ; 3) La Valpolicella Orientale.

Il paesaggio della Valpolicella è prevalentemente collinare, con morbidi declivi e spartiacque a quote basse, ed è dominato pressoché ovunque dai vigneti, intervallati da olivi e ciliegi. Si possono distinguere tra il paesaggio le “marogne”, i tipici terrazzamenti realizzati con pietre di scarto o conci di calcare che racchiudono i vigneti (come i “Clos” in alcune zone famose della Francia vitivinicola), per lo più allevati con il sistema della pergola singola e doppia o a guyot. Le caratteristiche geologiche e climatiche del territorio, unico e variegato, sono una delle importanti variabili della grande originalità e tipicità dei suoi vini. Questa differenza esprime nei vini caratura, profili e potenzialità di affinamento assai diverse, che sono ulteriormente rese incisive dalle tante e diverse filosofie e stili che ogni Azienda dona al suo Amarone. Il tradizionale metodo di lavorazione delle uve, che prevede il parziale appassimento di queste, rende ancor più unico ed inimitabile questo grande vino rosso; a cui si può aggiungere, tra l’altro, che le uve utilizzate sono solo uve autoctone. E’ entusiasmante, poter entrare in un fruttaio durante la fase di appassimento, sentori di confettura inebrianti invadono la mente, possono così far capire quale grande intensità verrà trasmessa da queste uve al suo futuro vino. Ecco allora la vinificazione che avviene di solito tra gennaio e febbraio. Quindi la fase di fermentazione che è piuttosto lunga a cui poi fa seguito la fase di affinamento prima in botte e poi in bottiglia. Il tutto cadenzato su tempi, come cita il disciplinare di minimo 26 mesi oppure di 48 mesi per il riserva. Con queste poche parole si apre un mondo, che ci fa approfondire cercando di darci curiosità e voglia di metterci in gioco per cercare di capire cosa veramente può esprimere un vino così ricco. Le differenze dell’Amarone prodotto nelle varie sottozone sono da sempre riconosciute, (**) già nel 1900 Giovanni Battista Perez scrivendo in “La provincia di Verona e i suoi vini” così scriveva: “…nella zona Classica possiamo trovare gli austeri di Negrar, i delicati e colorati della Valgatara, gli aromatici di Marano, i sapidi di Fumane, i robusti di Grolla e San Giorgio, i vellutati di Arbizzano ed i ben strutturati di Novare” questa valutazione organolettica è accettata ancora oggi da quasi tutti i produttori della zona. Per i vini della Valpantena, sempre il Perez ci descrive: “Brillano per tinta rossiccia, per acidità e freschezza; più aromatici al palato che all’olfatto, sono piuttosto alcolici ed invecchiano regolarmente, con vita lunga e vigorosa”. Si evince che un vino della Valpantena richiede più tempo per invecchiare, per costituente acidità più elevata, ma nel sapore si staccano per sentore di frutto meno accentuato favorendo però profumi minerali e affumicati. Ancora il Perez descriveva i vini della Valpolicella orientale come:”vini di colore rosso chiaro, abboccati, di robusta durata. Alcuni sono piuttosto ordinari, ma altri sono eccezionali” (**).

La veste che si intesse attorno all’Amarone nei diversi “terroir” che sia Valpolicella Classica, Valpantena o Valpolicella orientale, ci fa capire la ricchezza del tessuto di questo vino rosso e fa rimanere stupiti della qualità di tutti. Sono queste variazioni di “terroir”, di tecniche di vinificazione, di stili nelle diverse Aziende, che rendono così eternamente affascinante il mondo dell’Amarone. A voi la voglia e l’entusiasmo di scoprire ed approfondire quali grandi emozioni può regalarvi il “Re della Valpolicella”.

 

 

dott.ssa Annalisa Barison, Presidente AIS Emilia  e il Maestro Sommelier Roberto Gardini

 

*dati forniti dal Consorzio Tutela Vini Valpolicella durante il Congresso dell’Anteprima Amarone 2011 tenutosi nel gennaio/febbraio 2015.

** “L’Amarone” Patricia Guy, ed. Morganti marzo 2000.

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